L’essere connessi online h24, l’uso massiccio della posta elettronica, la diffusione delle transazioni telematiche e l’utilizzo crescente di social network e chat al fine di condividere informazioni, contenuti ed esperienze, ha favorito e incrementato la circolazione di dati personali, rendendo i navigatori sempre più vulnerabili rispetto alla possibilità di essere vittima di questo pericolo, con conseguenti gravi danni economici e sociali.
La maggior parte degli italiani, ad esempio, utilizza gli stessi user e password per tutti gli account.
Un’unica password per diversi account permette ad cracker e malintenzionati di accedere facilmente a dati riservati, email e social network.

Sono 770 milioni di email e 22 milioni di password quelle finite nella rete nel caso di Collection #1, il più grande furto di dati online. Collection #1 consiste in un file e comprende tutti i più grandi archivi raccolti negli ultimi anni. L’archivio non contiene solo email e password, bensì anche dati di pagamento e dati di account PayPal dai quali si possono poi spendere dei fondi.

Quando si tratta di dati sensibili, è impossibile non pensare ad uno dei metodi di pagamento più usati nella nostra quotidianità. Il pagamento mediante carta di credito è diventato un modo semplice e molto comune per effettuare acquisti online o nei negozi fisici. Le carte elettroniche di pagamento offrono elevati standard di sicurezza poiché i dati transitano su connessioni protette, tuttavia possono anche verificarsi dei problemi a causa di attività illecite come la clonazione.
La clonazione delle carte di credito è una pratica molto diffusa e consiste nel furto dei dati della carta che possono poi essere utilizzati per spese e acquisti all’insaputa del proprietario.

Ciò che risulta chiaro è che le tecniche di attacco e furto dei dati si evolvono in maniera veloce come velocemente si stanno evolvendo i sistemi di difesa e di protezione. È importante quindi mantenersi al passo con la sicurezza, soprattutto nei contesti aziendali per minimizzare i rischi di infezione.
Sottostimare i rischi, procrastinare l’adozione di contromisure adeguate ed affidarsi alla “buona sorte”, non sono più opzioni percorribili.

Come rimediare al danno fatto? Ci si può tutelare con anticipo? E in che modo?

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